Tra uomo e donna serve maggior rispetto – 23 maggio 2013 –

Nel nostro Paese sono in molti a ritenere che i protagonisti degli innumerevoli atti di violenza contro le donne siano sopratutto soggetti dotati di scarse risorse culturali, per non dire di limitate capacità intellettive, che vivono situazioni di estremo disagio economico e sociale. per comprendere quanto sia superficiale ed errata questa diffusa convinzione è sufficiente soffermarsi sui più recenti fatti di cronaca. Nella notte tra sabato e domenica due ragazze, rispettivamente di venti e trenta anni, sono rimaste vittime di due stupri diversi nella civile e tranquilla Perugia. In entrambi i casi, le violenze si sono consumate nell’ambito delle mura domestiche. Si tratta degli ultimi due episodi in ordine di tempo di una spirale di violenza che pare, purtroppo, inarrestabile. A comportarsi in modo aggressivo e violento non sono difatti solo criminali abituali o soggetti che vivono ai margini della società, ma uomini di ogni livello culturale ed estrazione sociale, in altri termini persone considerate del tutto “normali”. Secondo un rapporto sulla violenza di genere elaborato da un’inviata delle Nazioni Unite lo scorso anno, la stragrande maggioranza delle violenze femminili compiute in Italia (si parla di quasi l’80% del totale) avviene all’interno della propria abitazione, ad opera sopratutto di mariti, partner o ex. Appare evidente, pertanto, che la quasi totalità delle vittime di maltrattamenti vive una condizione di subalternità e di violenza proprio in casa che, di regole, dovrebbe essere l’ambiente più ameno e protetto. Ecco quindi che ben si comprende che il fenomeno della violenza di genere non può essere confinato unicamente nella sfera dei disturbi comportamentali o del disagio sociale, come con un certo pressappochismo si potrebbe essere indotti a ritenere; si tratta, infatti, di una vera e propria piaga di tipo culturale, sviluppatasi in seno ad una società intrinsicamente maschilista. Molti uomini, a volte anche senza averne piena consapevolezza, hanno chiaramente sviluppato la primitiva convinzione che la donna – moglie, fidanzata o figlia – altro non sia che una propria sottoposta, cui non è consentita non soltanto una vera e propria emancipazione, ma addirittura alcuna ribellione o renitenza di sorta rispetto ai propri dettami.
L’atto di violenza, in tale distorta prospettiva, rappresenta dunque la più logica e naturale delle reazioni ad un qualsiasi atto di insubordinazione, com’è tipico di una società patriarcale. Per contrastare il dilagante fenomeno della violenza sulle donne non servono nuove leggi, in quanto sono già più che sufficienti, per non dire sovrabbondanti, le norme attualmente in vigore. Quel che occorre, in realtà, è un mutamento di ordine culturale della nostra società che investa, in primo luogo, il piano delle relazioni tra i sessi, in linea con il principio costituzionale di parità e rispetto reciproco tra uomo e donna, evidentemente in concreto ancora inattuato.