Università e numero chiuso legittimi i test d’ingresso – 10 aprile 2014 –

Sono in corso di svolgimento in questi giorni i quiz di ingresso per i corsi universitari ad accesso programmato a livello nazionale per il prossimo anno accademico. Sono più di 83 mila le aspiranti matricole che quest’anno si misureranno con i test per accedere alle facoltà a “numero chiuso”, a fronte di poco meno di 19 mila posti disponibili (con un calo dei partecipanti complessivamente stimato intorno al 10% rispetto alle selezioni dello scorso anno, quando i candidati erano quasi 100 mila).
Circa 64 mila sono gli studenti che si contendono i 10.551 posti disponibili nelle facoltà di Medicina e Odontoiatria, quasi 12 mila quelli che competono per i 7.621 posti disponibili ad Architettura e poco più di 7 mila gli aspiranti veterinari a fronte di soli 774 posti disponibili.
Per la prima volta i test di ingresso si svolgono nel mese di aprile, vale a dire con un considerevole anticipo rispetto al passato che se da un lato è funzionale a garantire, quantomeno secondo gli auspici, a tutte le matricole di iniziare regolarmente le lezioni, ovvero di valutare tempestivamente soluzioni e percorsi alternativi in ipotesi di esito negativo della prova, dall’altro impegna non poco gli studenti nell’imminenza degli ormai prossimi esami di maturità.
Come ogni anno, con lo svolgimento dei test di ingresso, si torna a dibattere sull’annosa questione dell’accesso regolamentato alle università, da molti percepito come uno strumento di selezione ingiusto e discriminatorio, lesivo del diritto allo studio che è garantito dalla nostra Costituzione.
Se tuttavia non è dato dubitare che quello allo studio sia un diritto proprio di ognuno e inviolabile, appare altrettanto evidente che l’articolo 34 della nostra Carta Costituzionale sia netto nel garantire senza riserve l’istruzione unicamente “ai capaci e ai meritevoli”, gli unici che possono vantare un diritto pieno ed assoluto “di raggiungere i più alti gradi degli studi”.
Diciamo allora, sulla base di una corretta disamina delle norme costituzionali dettate in materia, che il nostro ordinamento garantisce a tutti il diritto a conseguire una laurea, ma il riconoscimento di tale diritto non implica certamente l’illegittimità di strumenti idonei a programmare l’accesso alle prestazioni che l’attività di insegnamento è chiamata a fornire.
Ecco quindi che ben si comprende come sia del tutto improprio parlare di incostituzionalità del “numero chiuso” e come, per contro, emerga chiaramente l’esigenza di auspicare non certo l’eliminazione delle prove di ingresso ai corsi universitari, quanto piuttosto l’individuazione di modalità di selezione che consentano di far emergere il più possibile il merito e le capacità delle aspiranti matricole, prevedendo ad esempio anche un colloquio individuale, finalizzato a valutare le attitudini e la predisposizione del candidato, oltre ad un’attenta valutazione del pregresso cursus studiorum.