Unioni civili una svolta epocale per colmare un vuoto normativo – 15 ottobre 2015 –

Come anticipato nei giorni scorsi dal Primo Ministro, nonché da autorevoli esponenti della maggioranza, è approdato in Parlamento il disegno di legge sulle unioni civili, con conseguente regolamentazione della convivenza tra persone dello stesso sesso.
Si tratta di una svolta epocale che consentirebbe finalmente di colmare un vuoto normativo che ad oggi, oltre a complicare non poco il lavoro degli operatori del diritto, chiamati sempre più di frequente a supplire in via interpretativa alla mancanza di una disciplina positiva, caratterizza in senso negativo la nostra legislazione rispetto ad altre, maggiormente attente al rispetto dei diritti e delle prerogative di ogni coppia, senza alcuna discriminazione fondata sugli orientamenti sessuali.
Molti altri paesi dell’Unione, infatti, sono accomunati quantomeno dalla previsione di una forma di “registrazione pubblica” delle unioni omosessuali, condizione necessaria ma non sufficiente per testimoniare quantomeno una minima attenzione da parte dello Stato nei confronti di queste formazioni sociali, con conseguente maggiore accettazione sociale e culturale delle stesse.
In questa prospettiva, il contributo che il diritto, inteso proprio come scienza sociale, può offrire in termini di sviluppo della collettività non va sottovalutato, anche solo per il ruolo e la funzione ideologica che la norma giuridica svolge.
Oltre che dai giudici, l’ultimo “invito” in ordine di tempo al nostro legislatore a legiferare in materia è giunto da poco anche da Strasburgo. Il Parlamento UE, infatti, ha approvato prima dell’estate, a larga maggioranza, un rapporto sull’uguaglianza di genere, evidenziando per la prima volta in maniera esplicita la necessità di adeguare le singole normative nazionali alla “evoluzione” della tradizionale definizione di famiglia, tutelando anche le unioni tra persone dello stesso sesso.
Legiferare sul punto senza ulteriori differimenti, pertanto, per il nostro Parlamento è una questione non di opportunità ma di necessità, come peraltro dimostrato dalla sostanziale inadeguatezza delle nostre disposizioni normative al cospetto di problemi di stridente attualità come, ad esempio, le richieste di trascrizione dei matrimoni contratti tra omosessuali al di fuori dei confini nazionali, nonché dei certificati di nascita di provenienza estera di minori risultanti figli di genitori dello stesso sesso.
Tuttavia si registrano numerosi segnali che inducono a supporre un percorso parlamentare molto accidentato e quindi il concreto rischio che attraverso una serie di compromessi al ribasso venga promulgata una legge complessa e di difficile interpretazione che, come purtroppo non poco frequentemente accade, piuttosto che dirimere una questione che sulla carta tutti dichiarano di condividere in linea generale, la complichi ancora di più.
Comunque, al netto di tali preoccupazioni, bisogna accogliere con favore questo primo passo in avanti e auspicare che un confronto parlamentare serio consenta finalmente l’attuazione dei nostri principi costituzionali in materia.