Severamente vietato fare economia sull’istruzione – 29 agosto 2013 –

Il mese di settembre è alle porte ed è ormai prossima la riapertura degli edifici scolastici, evento che, per comprensibili ragioni, non è tradizionalmente accolto con grande euforia dalla popolazione studentesca.
Di questi tempi, però, con l’acuirsi della crisi economica, al consueto malumore dei figli si sta forse accompagnando anche l’inquietudine dei genitori che, per provvedere all’acquisto del corredo scolastico e dei libri, sono chiamati ad affrontare una spesa che annualmente subisce sensibili e inconcepibili rincari.
Quest’anno, secondo le stime di Federconsumatori, l’esborso medio per l’acquisto dei libri e di due dizionari sarà difatti di 521 euro per ogni ragazzo, vale a dire il 2,8% in più rispetto alla spesa del 2012.
Per gli studenti di alcune classi, secondo quanto prospettato dall’associazione a difesa dei consumatori, gli aumenti saranno poi ancora più sensibili, fino a raggiungere un +6% rispetto ai dodici mesi precedenti.
Si stima, infatti, che i genitori di un alunno di prima media sborseranno mediamente per i libri e due dizionari circa 476 euro (il 5% in più rispetto allo scorso anno), mentre quelli di un ragazzo iscritto al primo anno del liceo dovranno fronteggiare, per l’acquisto dei testi e di quattro dizionari, una spesa di quasi 790 euro (il 6% in più rispetto al 2012).
Se a tali costi si sommano quelli necessari per l’acquisto del corredo scolastico e dei ricambi nel corso dell’anno (valutati, in media, sui 500 euro, con un aumento del 2,4% rispetto allo scorso anno), si raggiunge in quest’ultimo caso l’importo, non propriamente trascurabile, di quasi 1.300 euro: una spesa pari a circa il 7% del reddito medio annuo di un cittadino italiano.
Superfluo evidenziare come esborsi di tale consistenza mal si concilino con il principio costituzionale di gratuità della scuola dell’obbligo (articolo 34 della Costituzione).
Nel nostro ordinamento, infatti, l’istruzione rappresenta un diritto inviolabile di ognuno, garantito incondizionatamente in quanto necessario ad assicurare il pieno sviluppo della persona umana.
Lo Stato è chiamato, quindi, a fare di più, anche e soprattutto in considerazione della particolare congiuntura economica negativa che il nostro Paese sta vivendo.
Oltre ad una maggiore attenzione dei singoli istituti scolastici verso i tetti di spesa deliberati dal Ministero, non si può non auspicare, in tale prospettiva, un incremento delle agevolazioni per l’acquisto dei libri destinate alle sempre più numerose famiglie in difficoltà e, soprattutto, la (più volte annunciata ma mai realizzata) incentivazione dell’utilizzo di supporti tecnologici e informatici, al fine di consentire risparmi non indifferenti.
I tempi che stiamo vivendo non permettono certamente un aumento della spesa pubblica, ma non è quello dell’istruzione il campo ove si può pensare di fare economia.