Il nostro patrimonio agroalimentare è unico ed inimitabile.
I prodotti italiani hanno uno straordinario appeal internazionale non solo nel settore della moda e dei beni di lusso, ove tradizionalmente il “Made in Italy” è considerato sinonimo di grande qualità e stile, ma anche nell’universo dell’enogastronomia.
I cibi ed i vini italiani, famosi e molto apprezzati in ogni angolo del mondo, sono generalmente riconosciuti come buoni, in molti casi di gran lunga migliori di altri, in tutti i continenti e ad ogni latitudine.
Il nostro insomma, in un mondo sempre più globalizzato, è generalmente percepito come il Paese che per antonomasia produce il buono ed il benfatto.
La popolarità ed il successo del “Made in Italy” ha però favorito, soprattutto nel corso di questi ultimi anni, una selvaggia imitazione e falsificazione anche dei nostri prodotti alimentari, nonché lo sviluppo del fenomeno “italian sounding” ad opera di aziende localizzate all’estero, vale a dire la commercializzazione di prodotti non italiani con l’utilizzo di nomi, immagini o denominazioni geografiche che evocano inconfondibilmente il nostro territorio.
Basti pensare al “Parmesao” portoghese, al “Real Asiago” prodotto negli Stati Uniti oppure al “Salam Napoli” rumeno, solo per citare alcuni degli innumerevoli esempi di questo mercato parallelo che, secondo le ultime stime, vale all’incirca 60 miliardi di euro l’anno, cioè a dire il doppio delle esportazioni dei “veri” prodotti italiani, stimata intorno ai 30 miliardi.
In pratica, molti beni commercializzati nel mondo come “apparentemente” riconducibili all’Italia non provengono dalle nostre regioni, ma sfruttano in maniera sleale la portata evocativa del brand “Made in Italy”, con danni non sono soltanto di tipo patrimoniale.
Negli ultimi anni si è registrato, infatti, un aumento delle frodi alimentari anche nel nostro Paese e, con l’acuirsi della crisi economica, sempre più famiglie sono indotte ad acquistare prodotti meno costosi, spesso però anche meno garantiti e meno sicuri per la salute.
La situazione non dovrebbe migliorare, secondo le previsioni degli addetti ai lavori, con la prossima approvazione del Transatlantic Trade and Investment Partnership (meglio noto con l’acronimo TTIP), un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato tra Europa e Stati Uniti che dovrebbe verosimilmente rappresentare una grande opportunità per molti settori della nostra economia, ma anche un rischio per le nostre tavole, ove potrebbero trovare spazio beni non in linea con i nostri attuali standard di trasparenza e sicurezza alimentare.
In definitiva, la tracciabilità dei cibi e la tutela della produzione italiana deve rappresentare una delle priorità presenti e future per le istituzioni nazionali e comunitarie non soltanto per ragioni economiche, ma anche per garantire adeguatamente i diritti dei consumatori.