Occasioni mancate – 27 ottobre 2009 –

Non è dato di comprendere, alla luce di parametri oggettivi, se, come da alcuni anche autorevolmente sostenuto, il nostro Paese sia stato effettivamente uno dei più colpiti dalla crisi economica.

È certo comunque che quest’ultima è tutt’altro che superata e i mesi a venire, come ha sottolineato anche la Presidentessa di Confindustria Emma Marcegaglia, saranno “duri” anche, e soprattutto, per l’impatto occupazionale giunto, come è evidente, alla soglia di pieno allarme sociale.

Può essere del tutto legittimo, soprattutto nell’alveo di una civile dialettica politica, sostenere che gli strumenti di sostegno finora approntati dal Governo, volti a rispondere alle numerose istanze di tutela in primo luogo del mondo imprenditoriale e bancario, siano inadeguati e non funzionali agli interessi delle piccole e medie imprese, letteralmente investite dall’onda della recessione.

Resta però da dire che è singolare come vengano diffusamente trascurate le opportunità offerte. In particolare, desta una certa meraviglia che i maggiori gruppi creditizi abbiano preventivamente rinunciato alla facoltà, offerta da un Esecutivo sempre più “interventista”, artefice, da ultimo, della genesi della Banca del Sud, partecipata direttamente dallo Stato, e dell’emissione dei c.d. “sud – bond”, caratterizzati da un’aliquota particolarmente agevolata per convogliare il risparmio a sostegno di progetti imprenditoriali nel meridione, di emettere speciali obbligazioni strumentali al mantenimento dell’apparato bancario nel suo complesso su livelli di buona capitalizzazione, proprio per scongiurare i rischi concreti di un’ulteriore gessatura del sistema creditizio.

Ci si riferisce alle misure studiate dal Ministero del Tesoro, meglio note come “Tremonti – bond”, finalizzate ad evitare una stretta del credito mediante l’emissione di obbligazioni che lo Stato si è previamente impegnato a sottoscrivere a fronte del pagamento di una cedola annuale compresa, per i primi anni, tra il 7,5 e l’8,5%.

Questa particolare forma di “sostegno” pubblico nei confronti delle banche è, come noto, subordinata oltre alla predetta corresponsione di tassi di interesse non poco onerosi e crescenti nel tempo, a restrizioni che potrebbero anche essere ritenute particolarmente stringenti, quali ad esempio l’adozione di un codice “etico”, la presentazione di rapporti sulle azioni intraprese a sostegno dell’economia e, soprattutto, un aumento delle risorse da mettere a disposizione delle piccole e medie imprese bisognose di accedere al finanziamento.

Ancora prima che gli oneri e gli interessi da corrispondere, verosimilmente, sono gli altri vincoli formali che hanno determinato l’insuccesso dello strumento in parola, tant’è che gli istituti di credito, in larga parte, hanno preferito imboccare percorsi alternativi, in primis il mercato, per aumentare la loro capitalizzazione.

Si può comprendere che un prestito oneroso possa non rappresentare per gli istituti bancari una misura oggettivamente allettante, soprattutto in un momento in cui la situazione dei mercati finanziari appare in via di miglioramento rispetto al recente passato, meno giustificata è la volontà, implicitamente espressa, di volersi sottrarre agli obblighi di trasparenza imposti dal provvedimento del Governo, come condicio sine qua non per la sottoscrizione delle obbligazioni in oggetto, ritenendo detti vincoli inaccettabili limitazioni alle proprie facoltà e prerogative.

I “Tremonti – bond”, così come i “sud – bond”, costituiscono un’opportunità che dovrebbe essere colta dagli istituti bancari, ai quali nessuno vieta di intraprendere una negoziazione con il Governo al fine di giungere ad una intesa che possa in qualche modo avvicinare le parti nel generale interesse della collettività e, in particolare, delle piccole e medie imprese.

D’altro canto gli istituti bancari hanno dimostrato talvolta di saper affrontare adeguatamente le problematiche imprenditoriali come, per esempio, è accaduto nell’accordo realizzato tra P.M.I. e A.B.I. pochi giorni fa per una moratoria del debito.