Le problematiche della immigrazione in Italia, rese ancora più drammatiche dalla evidente mancanza di soluzioni o per meglio dire dall’impossibilità per il nostro Stato di poterle attuare unilateralmente senza la cooperazione quantomeno dell’Unione Europea, ci distolgono dalla valutazione di un tema analogamente complesso ed oneroso per il quale, tuttavia, il Governo Italiano ha possibilità di incidere non poco.
Ci si riferisce alla emigrazione degli italiani che, anche a causa del perdurare della crisi economica, ha assunto dimensioni per certi versi straordinarie se si considera che dal 2008 al 2013 i nostri connazionali che si sono stabilmente trasferiti oltre confine, verosimilmente alla ricerca di una condizione di vita migliore o più semplicemente di un lavoro, sono stati complessivamente 554.727.
Si tratta di un numero evidentemente crescente in quanto solo nell’anno 2013, ultimo dato disponibile, gli emigrati sono stati 125.735; il 55% in più, su base annua, rispetto al 2008.
Il dato più raccapricciante è rappresentato forse dalla qualità dei nostri emigranti, per lo più giovani di età compresa tra i 15 ed i 34 anni che, nella pressoché indifferenza generale, abbandonano il nostro Paese dopo aver conseguito dei titoli di studio, cioè una laurea o un diploma, cosicché trasferiscono con loro le competenze acquisite e l’investimento che su di loro lo Stato, quindi la collettività, ha fatto sostenendoli dalle scuole primarie fino alle università.
Si tratta di un’emigrazione ben diversa da quella avvenuta tra la fine dell’ottocento ed il secondo dopoguerra, certamente più numerosa ma di gran lunga meno onerosa che, com’è stato accertato dall’Ocse di Parigi, è costata all’Italia dal 2008 al 2014 ben 23 miliardi di euro.
É inutile nascondere che ci troviamo di fronte ad una vera e propria aporia. Per un verso la messa in campo di ogni sforzo possibile e certamente legittimo per affrontare l’emergenza immigrazione in Italia, dall’altra un’insopportabile indifferenza per l’emigrazione dall’Italia.
Certamente i nostri giovani, come è giusto che avvenga, sono interessati a fare esperienza lavorativa e, più in generale, di vita in altri paesi, tra quelli preferiti il Regno Unito e la Germania, ma anche località lontane come il Brasile; tuttavia è in Italia che vogliono vivere in modo stabile, come dimostrano le numerose inchieste dalle quali chiaramente è emerso che la stragrande maggioranza dei nostri emigranti, per lo più giovani come si è detto, voglia ritornare in patria.
Al netto di ogni sentimentalismo è sufficiente riflettere che gli italiani trasferitisi all’estero sono sempre più i laureati, oggi saliti al 24% del totale, mentre è in netto calo l’emigrazione di coloro che posseggono solo la licenza media. Al contempo, l’investimento da parte della collettività per consentire ad un giovane la conclusione di un percorso formativo fino alla laurea è di 163 mila euro.
Ci si chiede cos’altro manca perché il nostro Governo decida, con ogni consentita urgenza, di intervenire sul tema.