Il futuro dell’Europa passa da Ventotene – 25 agosto 2016

A distanza di oltre settant’anni dal celebre “Manifesto”, il futuro dell’Unione Europea sembra passare ancora una volta per Ventotene.

La piccola isola del Tirreno è stata infatti designata, non a caso, come sede dell’incontro dello scorso lunedì 22 agosto fra il premier italiano Matteo Renzi, il presidente francese François Hollande e la cancelleria tedesca Angela Merkel per discutere dei maggiori problemi europei e dello stato dell’Unione in vista del prossimo vertice Ue di Bratislava, in programma a settembre.

La scelta di un luogo dalla valenza fortemente simbolica per il summit dei tre leader del Vecchio Continente è certamente rappresentativa della volontà di recuperare la comune identità europea, affinché il progetto di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann ed Eugenio Colorni possa effettivamente proseguire e non naufragare sotto il peso delle sfide del terzo millennio.

Il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione, la crisi economica, la preoccupante disoccupazione giovanile, l’incontenibile ondata migratoria dall’Africa e dal Medio Oriente ed i numerosi attacchi terroristici dell’ultimo periodo sembrano avere allontanato definitivamente la nascita della federazione europea, che gli estensori del Manifesto di Ventotene avevano prefigurato come un passaggio obbligato “per un’Europa libera e unita”.

Ad ogni modo le celebrazioni ed i simboli, per quanto nobili, non sono sufficienti a risolvere i numerosi e gravi problemi che attualmente affliggono le istituzioni europee.

Anziché parlare con una voce sola, l’Unione Europea appare sempre più disunita, disorientata e animata da tensioni nazionalistiche. In sostanza, esattamente l’opposto del disegno di Ventotene.

In molti ritengono che le cause della crisi che l’Europa sta vivendo al giorno d’oggi siano imputabili in via principale, se non addirittura esclusiva, ad una straordinaria congiuntura negativa sul piano sociale, economico e politico.

Non è così. Le attuali evidenti criticità in materia di sicurezza, lavoro, crescita e investimenti non hanno fatto altro che rendere palesi e visibili a tutti le ataviche debolezze dell’Ue, per troppo tempo ignorate o nascoste sotto al tappeto.

L’Europa, sin dalla sua istituzione, è stata sempre caratterizzata dall’incompiutezza dei propri elementi essenziali: mancano, solo per limitarsi ai casi più eclatanti, un esecutivo ed un parlamento con pieni poteri, oltre che una comune visione politica e istituzionale da parte dei singoli stati membri. Inoltre è da sempre diffusa la percezione che manchi una comune coscienza da parte dei cittadini europei.

Oltre a rendere il doveroso omaggio a Ventotene è necessario, quindi, recuperarne lo spirito e la ferma volontà di perseguire quello splendido e lungimirante progetto politico non ancora attuato a distanza di più di settant’anni.

In altri termini, occorre acquisire la consapevolezza che il presupposto dell’Unione deve essere in primo luogo la condivisione di principi e valori connotati da una fonte comune, che altro non può essere che la costituzione europea, in assenza della quale è certamente improprio parlare di Europa “unita”.

Al fine di creare i presupposti affinché l’Europa assuma finalmente i connotati di un’istituzione ben integrata oltre che sotto il profilo economico e monetario anche sul piano politico e per scongiurare l’inesorabile compimento del processo centrifugo in atto serve dunque un progetto costituente condiviso che ridisegni gli obiettivi comunitari nel medio e nel lungo periodo, mettendo al centro, come pilastro, il nostro comune patrimonio culturale e quei principi e valori condivisi su cui l’Unione è stata fondata.

Si tratta di un necessario punto di partenza o, più correttamente, di ripartenza verso l’istituzione della Federazione Europea e la piena realizzazione del Manifesto di Ventotene che, in difetto, è senz’altro destinato a rimanere un’opera incompiuta, se non addirittura un sogno irrimediabilmente infranto da ricordare al più con la tipica retorica delle commemorazioni.