Si è svolta in questi giorni, presso la Corte di Cassazione, la cerimonia di inaugurazione del corrente anno giudiziario, tradizionalmente uno dei momenti di maggiore confronto tra gli operatori del diritto sullo stato dell’amministrazione della giustizia in Italia.
Uno dei maggiori problemi del nostro sistema giudiziario è rappresentato, com’è noto pressoché a tutti, dalla crisi della “giustizia civile” che, oltre a comprimere indebitamente uno dei diritti principali del cittadino, vale a dire quello di invocare ed ottenere una pronuncia dell’autorità giudiziaria in un tempo ragionevole, penalizza fortemente le prospettive di crescita del Paese e disincentiva gli investimenti stranieri.
In quest’ottica non possono non indurre, forse per la prima volta da diversi anni a questa parte, un cauto ottimismo alcuni dati che giungono da via Arenula.
Le cause pendenti, alla data del 30 giugno 2014, sono 4.898.745: il numero è certamente considerevole, ma la diminuzione in termini assoluti rispetto all’anno precedente è significativa (-6,7%). È dal 2009, peraltro, che non si scendeva sotto la soglia dei 5 milioni di procedimenti.
Sarebbe tuttavia oltremodo audace ritenere che la riduzione delle pendenze sia la conseguenza di un utilizzo massiccio degli strumenti di definizione stragiudiziale delle liti di recente introduzione, se non addirittura del definitivo superamento, da parte di una popolazione “litigiosa” come la nostra, di una visione culturale che vede il ricorso all’autorità giudiziaria come l’unica via per dirimere qualsivoglia controversia.
Ferma restando la valenza sintomatica e certamente positiva del dato, è bene evidenziare che questo trend decrescente del contenzioso civile rappresenta un fenomeno non agevolmente decifrabile, caratterizzato anche da una certa disomogeneità per tipologie di uffici e per materie.
Basti pensare, infatti, che se da un lato sono diminuite le pendenze nelle Corti di Appello, dall’altro sono aumentate quelle presso la Corte di Cassazione (+1,5% rispetto al 2013), ove si registrano 99.579 procedimenti in essere: una mole inconcepibile di cause per un organo deputato a garantire l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge.
Sempre a titolo esemplificativo, valga sottolineare inoltre come non siano diminuiti, ma addirittura aumentati i fascicoli in quei settori tradizionalmente più condizionati dall’andamento della crisi economica, su tutti i procedimenti in materia fallimentare (+19,5% rispetto all’anno precedente).
Ecco quindi che sarebbe interessante, per certi versi necessario, valutare attentamente in questa prospettiva anche l’effettiva incidenza dei continui e ingiustificati aumenti dei costi di accesso alla giustizia sulla riduzione del numero dei giudizi.
In altri termini, sarebbe opportuno domandarsi se il nostro legislatore intenda contenere il numero delle pendenze in materia civile applicando soprattutto meccanismi censitari che mal si conciliano con i nostri principi costituzionali, perseguendo cioè la via della “negazione” della giustizia, piuttosto che dell’auspicata “degiurisdizionalizzazione”.