Nella tragica narrazione delle conseguenze del terremoto del 24 agosto che ancora una volta ha colpito la nostra Regione, ha destato impressione e sdegno apprendere che molti degli edifici travolti dal sisma sono stati di recente ristrutturati e, per quanto è dato di sapere dalle notizie di cronaca, nel rispetto delle regole antisismiche vigenti.
Saranno ovviamente gli inquirenti ad accertare eventuali responsabilità anche se, come l’esperienza insegna, verosimilmente emergeranno a carico di cinici speculatori che per conseguire maggiori guadagni non si sono di certo preoccupati delle possibili nefaste conseguenze.
In molti casi si tratta di edifici pubblici per i quali, contrariamente a quanto dovrebbe avvenire considerando la loro destinazione al servizio della collettività, vi sono meno controlli o per meglio dire, controlli che in larga misura sono meramente formali volti a soddisfare una serie numerosa di prescrizioni tra di loro collegate facenti capo ad un numero indefinito di “controllori”, ognuno preposto ad un segmento dell’appalto cosicché risulta essere difficile se non impossibile individuare i responsabili delle inadempienze.
Ma questa è un’altra storia; quella del formalismo imperante. Di leggi, regolamenti, direttive e atti amministrativi in generale, elaborati su base teorica non di rado privi di un collegamento con la realtà e per lo più rappresentativi di un modello culturale-giuridico improntato sulla errata convinzione che una volta soddisfatti i requisiti protocollari richiesti si sia raggiunto il massimo della tutela possibile per gli interessati, chiunque essi siano: cittadini, utenti, pazienti. Non è così. Gli accertamenti come i controlli devono essere sostanziali, verificando in concreto se siano state rispettate le prescrizioni legislative piuttosto che attendere un evento calamitoso per scoprirlo.
Tra i vari episodi quello della scuola Romolo Capranica di Amatrice è forse il più emblematico. Gli studenti, il personale amministrativo e docente hanno scampato un grave pericolo per la loro incolumità soltanto per un caso fortuito, essendo l’edificio vuoto tanto per l’orario che per il periodo feriale in cui sono avvenute le violente scosse sismiche.
Eppure l’evento che ha colpito la scuola Capranica, nonostante la sua straordinaria gravità, non ci ha sorpreso più di tanto.
Siamo da molti anni ormai consapevoli che l’edilizia scolastica del nostro Paese è una vera e propria emergenza nazionale e pur tuttavia ancora non siamo stati in grado neanche di aggiornarne l’anagrafe che pertanto è, in ragione dei dati parziali, inutilizzabile ed inattendibile.
La circostanza non è secondaria poiché ha determinato un esiguo trasferimento di risorse da parte dello Stato agli enti locali, a carico dei quali vi è la competenza in materia, con conseguente mancata riqualificazione dell’edilizia scolastica in difetto di un quadro complessivo della situazione che non consente di accertare quale sia il bisogno reale di risorse.
A ben vedere siamo in alto mare anche per altri aspetti basilari della sicurezza. Basti considerare ad esempio che è stata prorogata ancora di un anno (scadenza prossima 31 dicembre 2016) l’entrata in vigore dell’obbligo per le scuole di dotarsi della certificazione di prevenzione incendi.
Inutile ricordare che analogamente a quanto già disposto in altri purtroppo numerosi casi, come il terremoto in Puglia e Molise del 2002 e più di recente quello dell’Abruzzo del 6 aprile 2009, in occasione del quale è stato emanato un “nuovo piano nazionale per la prevenzione sismica” nel quale sono compresi gli edifici scolastici, le iniziative legislative oggi messe in campo sono già state attuate per quanto senza conseguire i risultati preventivati.
In altre parole è di tutta evidenza che ancora non si è riusciti a superare il radicato approccio emergenziale ed a delineare una programmazione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e riqualificazione degli stabili per la loro messa in sicurezza.
Intervenire sulla scuola non risponde soltanto al primario interesse di sicurezza di chi la frequenta, bensì l’attuazione del salto culturale da anni predicato che le riconosce essere il punto di partenza o di ripartenza che si voglia per lo sviluppo della società.
La qualità degli edifici scolastici di un territorio è un chiaro indicatore di quanto una comunità abbia interesse ad investire nel benessere e nella formazione dei propri cittadini, soprattutto quelli più giovani.
Per altri versi non è dato di comprendere per quali ragioni l’edilizia scolastica non venga ancora considerata una delle grandi opere pubbliche nazionali, pur essendo evidente che il decollo della stessa determinerebbe una maggiore occupazione, oltre che preservare, migliorandolo, il patrimonio edilizio dello Stato.
La scuola rappresenta il luogo dell’incontro con altre tradizioni in un mondo sempre più multiculturale. Ad essa, quindi non soltanto agli insegnanti ma all’istituzione nel suo complesso, è affidato il delicato ed al contempo difficile compito formativo e di apprendimento del quale la stessa Costituzione (art. 34) ne riconosce l’importanza.