Mai come in questo momento storico l’Unione Europea mostra la propria fragilità.
Il crescente sentimento antieuropeo e, più in generale, di sfiducia nei confronti delle istituzioni comunitarie è alimentato dalla evidente incapacità di reazione unitaria e tempestiva alle crisi finanziarie ed economiche, all’emergenza immigrazione, alle minacce e ai violenti attacchi terroristici.
A ben vedere delle reazioni vi sono state ma verosimilmente in senso opposto rispetto a quello auspicato; per tutte si consideri il rafforzamento della già diffusa idea di revisione dell’accordo di Schengen che, peraltro, alcuni Paesi come la Francia hanno autonomamente sospeso, materializzando lo spettro del ripristino dei controlli alle frontiere entro i confini dell’Unione, rinunciando in tal modo alla conquista storica forse più significativa per i cittadini europei, ed in particolare per i giovani.
Se a tutto ciò aggiungiamo il consenso crescente a qualunque latitudine di formazioni politiche dichiaratamente antieuropeiste ed il preannunciato referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, ecco che il rischio di un definitivo naufragio del progetto sognato da Altiero Spinelli è molto concreto.
É giunto il momento di pensare ad un’altra Europa, non soltanto capace di condizionare il mercato con direttive percepite sempre più come imposizioni dall’alto, bensì caratterizzata da maggiore integrazione e condivisione tra gli Stati membri. attraverso un’opera di consolidamento costituzionale partecipato che ridisegni gli obiettivi comunitari nel medio e nel lungo periodo, mettendo al centro, come pilastro, il nostro comune patrimonio culturale e quei principi e valori su cui è stata costruita.
In altre parole, si tratta di riempire di contenuti il sintagma “Unione Europea”, oggi prevalentemente caratterizzato da un’economia sociale di mercato, dove la cifra sociale è pressoché assorbita dal soccorso assistenziale e quella economica evidentemente fuori controllo.
In questo contesto si colloca il convegno organizzato dall’Associazione Culturale “Le Cento Città” il 13 febbraio scorso che, nel fare il punto sulla strategia europea per la Macroregione Adriatico – Ionica, ha posto al centro del dibattito il tema dell’attualità della Carta di Ancona, un documento che ha rappresentato l’atto di nascita del forum delle città dell’Adriatico e dello Ionio, e al tempo stesso delineato i principi ispiratori dell’Unione Europea per la costruzione della Macroregione.
La giornata di studio ha consentito di rinnovare la centralità della nostra Regione ed in particolare del suo Capoluogo per la crescita della comunità adriatica e di rimodulare il concetto di Macroregione che, pur restando collegato al contesto storico nel quale è stato elaborato, in primo luogo quello della pace, può ancora essere attuale se riuscirà a coniugare le peculiarità, sinanche eccellenti del territorio, con la dimensione europea.