Per i separati l’incertezza di una legge da uniformare – 29 luglio 2017 –

La grande famiglia dei separati, se così si può dire utilizzando una evidente aporia, dopo aver tirato un sospiro di sollievo non più tardi di qualche mese fa, oggi rivive momenti di incertezza per quanto concerne la determinazione del “famigerato” assegno di mantenimento all’ex coniuge.

Infatti, non tutti i Tribunali si sono adeguati alla sentenza rivoluzionaria della Cassazione del 10 maggio scorso.

La stessa, come molti ricorderanno, ha superato dopo 27 anni, l’orientamento granitico dei Giudici sul mantenimento, stabilendo che non dovesse più essere determinato a favore del coniuge debole (per lo più la moglie come i dati statistici insegnano), in ragione del tenore di vita matrimoniale bensì parametrandolo alla indipendenza oppure all’ autosufficienza economica del coniuge che lo richiede.

I timori di cui si diceva sono stati ingenerati dalle sentenze di alcuni Tribunali che hanno assunto posizioni diverse, se vogliamo conservative, in contrasto con quella della Suprema Corte, riconoscendo il diritto a percepire l’assegno divorzile da parte dell’ex moglie sulla base del tenore di vita goduto dalla stessa nel corso del matrimonio.

Certo non possiamo dimenticare, anche per riequilibrare le opposte posizioni, che altri importanti Tribunali italiani, diciamo pure la maggioranza, si sono espressi in linea con la famosa sentenza del 10 maggio scorso.

Per esempio il Tribunale di Milano l’ha condivisa pienamente ritenendo che gli elementi che debbano essere oggi considerati ai fini della determinazione dell’assegno, non possano non tener conto del nuovo contesto sociale e legislativo.

Al netto della specifica questione, della cui importanza tuttavia bisogna tener conto poiché come è noto nel nostro Paese ogni anno si registrano circa 91.000 separazioni e 82.000 divorzi, ciò che più desta preoccupazione, per quanto dovremmo già essere abituati a tale evenienza, è la condizione di incertezza nella quale contrapposte interpretazioni legislative ci costringono.

In punto di diritto si possono anche comprendere, pur non condividendole, le ragioni che hanno spinto alcuni Giudici ad assumere una posizione di dissenso da quella in ultimo delineata dalla Cassazione.

Non soltanto per gli addetti ai lavori è facile comprendere come sia sempre possibile dibattere su alcuni concetti come quello di “raggiungimento dell’indipendenza economica” oppure cosa intendere esattamente per “mezzi adeguati”.

Elementi sui quali è sorto il contrasto di cui si parla.

Ma il punto centrale della questione è un altro. La decisione dei giudici del Palazzaccio è apprezzabile non soltanto per una disamina approfondita dell’argomento ma anche per aver colto la ormai diffusa richiesta di un cambiamento di regole sul tema considerando che anche in ragione della stringente crisi economica, le famiglie sono sempre più povere e difficilmente un solo reddito può garantire il mantenimento dell’intero nucleo. Inoltre, come numerosi studi hanno accertato, le separazioni costituiscono eventi di rottura che innescano condizioni di impoverimento oltre che di isolamento ed emarginazione.

Per altri versi, non si può ignorare che le separazioni dei coniugi sono sempre più conflittuali al punto da essere considerate una vera e propria emergenza sia sotto il profilo economico che per quanto riguarda la tutela dei figli che prima e più di altri ne subiscono le conseguenze.

E’ tempo, quindi, che anche il nostro Paese, così come accade in altri ordinamenti giuridici, riconsideri la possibilità di intervenire sulle attuali leggi relative alle separazioni e divorzi, aggiornandole tenendo conto della corrente realtà sociale, economica e culturale. Tra i primi interventi utili dovrebbe essere considerata la possibilità di intese preventive finalizzate alla regolamentazione, prima del matrimonio o anche prima delle unioni civili, delle conseguenze che potrebbero scaturire dallo scioglimento del vincolo.

Soltanto una regola chiara e agevolmente intelligibile, può evitare il perpetuarsi dello stillicidio di decisioni palesemente contrapposte sullo stesso tema.