Il numero chiuso all’università è legittimo – 4 aprile 2013 –

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha statuito che il numero chiuso all’università è perfettamente legittimo e in linea con i principi della Convenzione Europea. La decisione assunta dai Giudici di Strasburgo, chiamati per la prima volta a valutare la compatibilità di tale forma di regolamentazione dell’accesso ai corsi universitari rispetto al diritto allo studio, è solo l’ultimo atto di una querelle annosa e ormai nota pressochè a tutti. In Italia da tempo, infatti, in alcune facoltà (sopratutto di carattere medico e scientifico) gli studenti vengono ammessi ai corsi soltanto dopo aver superato impegnativi test preselettivi che, di fatto, obbligano la maggioranza delle aspiranti matricole a rinunciare obtorto collo alla possibilità di coltivare il sogno di conseguire l’agognata laurea, prima ancora di intraprendere il percorso di studi. Non sono certamente in pochi coloro che considerano fortemente ingiusta e discriminatoria questa modalità selettiva, in quanto lesiva del diritto inviolabile allo studio. E’ ragionevole ritenere che la pronuncia della Corte di Strasburgo non contribuirà minimamente a rendere più sereno e disteso il dibattito sul tema ma, certamente, è lecito supporre che la stessa possa offrire uno spunto di riflessione importante, in quanto è bene sottolineare che i Giudici europei non si sono limitati a riconoscere solo la legittimità del numero chiuso, ma hanno altresì osservato che le modalità di pianificazione delle iscrizioni universitarie previste dalle leggi attualmente in vigore nel nostro Paese non eccedono l’ampio margine di discrezionalità riconosciuto ai singoli stati in questo ambito. In altre parole, la Corte ha implicitamente rilevato che non sussistono impedimenti all’individuazione, da parte del legislatore nazionale, di specifici sistemi di regolamentazione degli accessi alle università, al fine di valorizzare in pieno le capacità e il merito di ognuno. E’ questa l’unica finalità che lo Stato è chiamato a perseguire con determinazione in materia. La Corte Costituzionale, che rappresenta l’espressione più nobile e più compiuta della nostra civiltà, riconosce a tutti la possibilità di raggiungere i più alti gradi degli studi, ma rende effettivo il riconoscimento di tale diritto garantendo solo “ai capaci e ai meritevoli”, anche se privi di adeguati mezzi di sostentamento, l’istruzione in maniera incondizionata attraverso interventi statali di sostegno. Si può certamente discutere delle modalità attraverso cui si regolamentano gli accessi ai corsi, certamente migliorabili, sinanche sensibilmente, ma non delle finalità dello strumento selettivo. La tutela del diritto allo studio non passa attraverso l’abrogazione del numero chiuso, ma presuppone piuttosto la garanzia di un’adeguata formazione universitaria ai tanti ragazzi capaci e volenterosi che, purtroppo, risultano economicamente impossibilitati a causa delle crescenti difficoltà che ogni giorno sempre più famiglie sono chiamate a fronteggiare.