Dopo un lungo e tormentato iter legislativo e, soprattutto, dopo gli ultimi eclatanti scandali che hanno scosso l’impianto politico e istituzionale di alcune regioni, lo scorso 6 novembre è stata definitivamente promulgata la legge “anticorruzione”.
L’approvazione del provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2012, non ha mancato di suscitare vibranti polemiche, in quanto la portata repressiva e sanzionatoria dell’intervento è parsa notevolmente ridimensionata rispetto all’impianto originario e, soprattutto, agli intenti del legislatore.
Che la legge potesse essere meno ambigua, più intelligibile e, in altre parole, migliore rispetto al testo definitivo licenziato dal Parlamento appare, anche ai non addetti ai lavori, fuori di dubbio.
Ciò nonostante, sembra evidente che un primo, fondamentale obiettivo sia stato raggiunto con l’emanazione del provvedimento: l’Italia si è finalmente dotata di una legislazione ad hoc contro una delle principali cause del dissesto delle finanze pubbliche, dell’inefficienza dei servizi destinati alla collettività e del profondo distacco dei cittadini verso le istituzioni.
Secondo le risultanze del Rapporto recentemente sviluppato dalla Commissione per lo studio e l’elaborazione di misure per la prevenzione della corruzione, istituita proprio con lo scopo di arginare la crescente incidenza del fenomeno, la situazione nel nostro Paese è davvero poco confortante.
Nella classifica delle corruzione “percepita”, l’Italia occupa il sessantanovesimo posto, insieme al Ghana e alla Macedonia, in una posizione caratterizzata da “un aggravamento progressivo”.
Circa un italiano su cinque ha dichiarato di aver ricevuto la richiesta o l’offerta di una tangente negli ultimi dodici mesi di riferimento, praticamente il doppio rispetto alla media dei paesi UE (attestata sul 9%).
Inversamente proporzionali, per contro, risultano le denunce e le condanne comminate; la corruzione e la concussione costituiscono, infatti, fattispecie delittuose sempre più difficili da perseguire: dai 311 casi consumati nel 2009 si é passati ai 223 casi del 2010 e dalle 1.821 denunce del 2009 si è passati alle 1.226 nel 2010.
Non meno allarmante, oltre a ciò, è l’incidenza del fenomeno sotto il profilo economico. Quando si ci interroga sulle cause delle enormi difficoltà che stanno attraversando le nostre imprese, si dovrebbe difatti tenere in considerazione che, secondo uno studio recente della Banca Mondiale, le realtà imprenditoriali costrette a fronteggiare una pubblica amministrazione corrotta e inefficiente crescono in media il 25% di meno rispetto alle imprese che nascono in contesti più sani.
Si consideri, inoltre, che una così marcata incidenza della corruzione, oltre a condizionare negativamente l’andamento delle nostre aziende, provoca una perdita considerevole (si parla del 16%) degli investimenti esteri.
Ecco quindi che l’emanazione di una legge, benché inadeguata, rappresenta senz’altro un primo, essenziale passo in avanti nella lotta alla corruzione.