Per i paesi del Centro Italia colpiti dal terremoto del 24 agosto, le cui scosse peraltro continuano incessantemente evidenziando, se mai ve ne fosse bisogno, che le aree in questione, tra le quali purtroppo spicca la Regione Marche, sono ad altissimo rischio, il nuovo anno scolastico sarà molto più impegnativo e disagiato degli anni scorsi.
Per queste ragioni è ancora più apprezzabile e per certi versi emblematico del tenace carattere degli abitanti di quei luoghi, la circostanza che l’inizio delle lezioni non subirà alcun differimento.
Le scuole marchigiane totalmente o parzialmente inagibili sono 27, un numero apparentemente esiguo rispetto alle 1.926, tra pubbliche e private dell’intera Regione, ma di straordinaria incidenza simbolica per la Nazione, avendo le stesse dimostrato che anche contro le più cruenti tragedie della storia bisogna reagire, risollevarsi e, se possibile, trarne utili insegnamenti per contrastarne altre, ovvero per contenere in un alveo di impatto minimo se non addirittura annullare le nefaste conseguenze degli eventi sismici.
Il primo tra gli esempi, forse il più incisivo, è proprio la riapertura delle scuole che al pari di tutte le altre della Regione, avverrà il 15 settembre prossimo.
Per nessuno è difficile comprendere quali e quante difficoltà comporta una scelta così coraggiosa, anche considerando la pericolosa coda di repliche sismiche per le quali lo stesso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia non ha potuto indicare un termine per la loro fine o escludere la replica di sequenze di magnitudo paragonabile a quella principale.
Superato un iniziale e breve disorientamento, nel rispetto della prioritaria urgenza di salvare ed assistere le persone colpite e la messa in sicurezza delle altre fortunatamente rimaste incolumi, sono stati delineati gli interventi prioritari che in un territorio come quello marchigiano, caratterizzato da una forte vocazione culturale, non potevano che riguardare le scuole. Non si tratta soltanto di preservarne il profilo strutturale, vale a dire gli edifici, per quanto prioritario possa essere questo aspetto, bensì salvaguardare anche quello funzionale per il quale la scuola è, o dovrebbe universalmente essere considerata, il vero motore del successo formativo, cioè l’unico vero “ascensore sociale” per i giovani, anche quelli più svantaggiati economicamente e socialmente, nel rispetto e in linea con il mandato conferitole dalla Costituzione che all’articolo 34 vieta ogni pratica discriminatoria degli alunni (sia italiani che stranieri) per l’ammissione alle scuole e per consentire ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” il “diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
La storia delle Marche, non soltanto delle sue quattro università, un numero maggiore ad altre regioni omologhe, oppure dei “cento teatri”, una rarità nel panorama italiano pur ricco di gioielli architettonici, la pone all’avanguardia dello sviluppo culturale.
In questa Regione più di altre si è avuto riguardo alla scuola multiculturale. Non si tratta di una questione marginale poiché è a tutti evidente che al netto di retoriche politiche non è possibile fermare le migrazioni internazionali ma al più governarle. Ed è proprio su questo tema che al meglio dovremmo concentrare le nostre risorse non soltanto finanziarie, nella consapevolezza che una corretta integrazione è il presupposto di una convivenza pacifica in cui il pluralismo delle tradizioni, delle religioni e dell’etica è una condizione che connota sempre più la società contemporanea.
Verosimilmente proprio per queste ragioni non ha suscitato alcuna sorpresa apprendere da uno studio elaborato nello scorso marzo dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che la nostra Regione è tra quelle che ha il maggior numero di studenti delle scuole medie superiori che si iscrivono alle università.
Un punto di riferimento da seguire per chi crede che la scuola ci salverà, ma che ancora prima deve essere da noi salvata.