La fragilità dell’identità nazionale – 20 agosto 2009 –

Il Tricolore e l’inno di Mameli ormai non basterebbero più a valorizzare sufficientemente la simbologia identitaria di tutti gli italiani: meglio mitigare il loro valore identificativo con l’aggiunta dei singoli vessilli e degli inni regionali, da equiparare – in un’ottica sempre più federalista – a un Tricolore dalla valenza ormai quasi stereotipata e a un motivetto datato di cui nessuno più conosce le parole, a differenza del ben più nobile “Va Pensiero” di Giuseppe Verdi.

Le recenti esternazioni dei leader leghisti sul tema della simbologia nazionale, precedute da dichiarazioni altrettanto provocatorie in ordine alla necessità di recuperare i singoli dialetti e gli idiomi locali, hanno riempito il vuoto dell’agenda politica di questa calda estate, generando reazioni non certo entusiastiche anche all’interno della stessa maggioranza, ferma nel censurare le proposte del Carroccio, bollandole come mere provocazioni estive a uso e consumo dei propri elettori, sostenitori e simpatizzanti.

La carica provocatoria e populista delle suddette esternazioni non può, tuttavia, assorbire l’essenza politica della proposta, perché la stessa, da un lato, è caratterizzata da connotati di indubbia ufficialità e, dall’altro, risulta ampiamente condivisa da gran parte dell’elettorato padano, sempre più riottoso e ostile nei confronti dell’odiata Roma “ladrona”, da combattere, ove necessario, con ogni mezzo, perfino imbracciando fucili.

Le sortite leghiste sulla necessità di tramutare confini amministrativi in vere e proprie patrie rappresentano, infatti, soltanto l’ultimo atto di una campagna profondamente e dichiaratamente secessionista e, a tratti, anche anti-nazionale.

Al di là delle proposte in parola e delle derive autonomistiche del popolo “delle camicie verdi”, ciò che desta maggiore preoccupazione è la fragilità dell’identità nazionale italiana nel suo complesso.

Un frontale attacco alla simbologia della Patria non può che rappresentare, infatti, un’offensiva nei confronti della Patria stessa e di ciò che Essa rappresenta.

La brama della valorizzazione di idiomi, di bandiere e addirittura di inni locali che neanche esistono si traduce inevitabilmente nel desiderio di eliminare o, quantomeno, correggere il carattere e i costumi nazionali.

Tutto ciò è sintomatico del venir meno del senso di identificazione con gli altri membri della stessa patria che dovrebbe caratterizzare tutte le nazioni, al di là di ogni peculiarità e diversificazione locale.

Interrogarsi sul senso profondo della Patria, sul significato, sui valori e sul sentimento di appartenenza alla stessa è certamente necessario per comprendere le ragioni di una disaffezione tanto marcata nei confronti delle proprie radici culturali ed identitarie da parte di segmenti non trascurabili della nostra società e, senza dubbio alcuno, sarebbe il modo migliore per celebrare degnamente l’ormai prossimo centocinquantenario dell’Unita d’Italia.