C’era anche un giovane proveniente dall’Inghilterra tra i 1750 aspiranti che hanno partecipato pochi giorni fa al concorso per 40 posti da infermiere indetto dall’Ospedale Umberto I di Roma.
Concorrenti che sono esplosi in una rabbia collettiva quando è stato loro comunicato, due ore prima dell’inizio della prova, che il giudice amministrativo l’aveva sospesa. E’ probabile che la reazione sia stata ancora più esasperata poiché, sempre per lo stesso concorso, vi era già stato in precedenza un blocco anche se in quel caso annunciato con “larghissimo” anticipo, vale a dire due giorni prima dell’espletamento del concorso.
É una vicenda, quella vissuta dai giovani aspiranti infermieri, che in verità non risulta essere l’unica in un panorama convulso come quello che il nostro Paese vive in questi anni ed è paradigmatica anche di una condizione di grave disagio nel quale versa la giustizia in generale e quella amministrativa in particolare.
Certo le opinioni in proposito si dividono tra chi ritiene il giudice amministrativo un elemento essenziale alla tutela del cittadino innanzi alla pubblica amministrazione e chi, forse in modo più drastico, ne auspicherebbe l’abrogazione, anche considerando che, per come è strutturata e per le funzioni che ricopre, la giustizia amministrativa italiana rappresenta una anomalia se comparata ad altri ordinamenti non soltanto europei e, verosimilmente, meno evoluti del nostro.
Siamo ormai da tempo abituati ad interventi del giudice amministrativo in settori che dovrebbero, almeno nella loro accezione logica, essere sottratti alla sua competenza. Tanto per restare agli ultimi casi non possiamo non ricordare che un TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) ha bloccato l’uso esclusivo della lingua inglese in una università del nord Italia e, analogamente, altro TAR la costruzione della linea ferroviaria Rho-Malpensa.
E cosa dire poi dell’annullamento della nomina di alcuni direttori di importanti musei.
É evidente a chiunque che negli ultimi anni la giustizia amministrativa ha conseguito un ruolo sempre più importante che inevitabilmente ha anche influenzato l’economia ed il mercato. D’altra parte le competenze vanno dai trasporti alla concorrenza, dall’energia alle infrastrutture, cosicché è pressoché certo che le decisioni impattano con il sistema economico e sociale influenzando non poco lo sviluppo e, in alcuni casi, la modernizzazione del Paese.
In Italia, come viene evidenziato dall’ultimo rapporto annuale della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il contenzioso amministrativo è maggiore che in altri paesi europei ed inoltre da noi, in corrispondenza, l’economia, anche per tale ragione, è cresciuta meno della media degli stati dell’Eurozona.
Certamente tale situazione non può addebitarsi in via esclusiva all’aumento del contenzioso amministrativo, poiché risente anche di altre storture come l’insostenibile tassazione sulle imprese, una inadeguata attività di ricerca e di sviluppo e una ridotta competitività condizionata anche da un elevato costo del lavoro.
Nondimeno, secondo alcuni autorevoli economisti, l’abolizione della giustizia amministrativa produrrebbe un rilevante miglioramento ed una implementazione di investitori che oggi sono fortemente disincentivati oltre che dai costi diretti ed indiretti di cui si è detto, anche dall’alto rischio che progetti infrastrutturali subiscano, proprio a seguito di un contenzioso amministrativo, dei rallentamenti se non vere e proprie sospensioni.
Ovviamente l’eventuale abolizione della giustizia amministrativa non può tradursi in un annullamento o anche soltanto in una contrazione di tutela del cittadino. Tuttavia, esperienze di altri Paesi, come ad esempio quello inglese che ha da tempo sviluppato un efficace sistema di Administrative Tribunales, induce a ritenere che possano essere attuate soluzioni alternative pienamente soddisfacenti per le parti interessate e al contempo utili ad evitare superflui e onerosi contenziosi.