La coda velenosa sui vaccini e l’interesse che prevale – 10 agosto 2017 –

A riprova che il dibattito sulle vaccinazioni è sempre più attuale e confliggente, soccorre da ultimo l’approvazione della legge della Regione Marche contenente disposizioni “Relative all’esercizio delle funzioni regionali concernenti la prevenzione vaccinale”. Le cronache documentano che nella giornata di martedì scorso, in occasione della discussione che in ultimo e seppure a maggioranza ha stabilito l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’accesso alle scuole, vi sono state tensioni dentro e fuori Palazzo Leopardi tra rappresentanti politici e genitori contrari alla obbligatorietà dei vaccini e quelli favorevoli.

L’iter della legge delle Marche è stato lungo e articolato e anche se il testo, come era inevitabile, lo si è adeguato alla recente disposizione nazionale, bisogna riconoscere che l’iniziativa legislativa regionale è stata avviata prima di quella statale a riprova di una sensibilità verso un argomento che, per quando contrastato, è statisticamente comprovato essere largamente condiviso sotto il profilo della rilevanza positiva dei vaccini.

Tuttavia, alcune considerazioni inducono a ritenere che la questione, della cui importanza non è dato di dubitare, sia valutata con pregiudizialità ideologica e talvolta, ancora peggio, per tornaconti politici.

In primo luogo, quindi, è utile sgombrare il campo da equivoci ovvero da false rappresentazioni della realtà legislativa in merito alla obbligatorietà della vaccinazione che, contrariamente da quanto sembrerebbe indurre il comportamento oppositivo di alcuni, non è mai stata abrogata nel nostro Paese.

Con la riforma, se così possiamo definire il D.P.R. n. 355 del 1999, è stata unicamente introdotta una sorta di obiezione di coscienza che eventualmente poteva essere invocata dai genitori che sceglievano di non vaccinare i propri figli, nel senso che tale eventualità non avrebbe potuto escludere l’iscrizione di quest’ultimi alla scuola dell’obbligo.

Comunque, pur prendendo atto che ci occupiamo di una tematica sulla quale non vi sono mai state soluzioni univoche, il punto centrale della questione è il bilanciamento tra l’irrinunciabile contrasto alla diffusione di malattie infettive e la tutela del diritto all’istruzione che non può essere limitata da imposizioni legislative come l’obbligatorietà della vaccinazione per l’iscrizione alla scuola.

Non di meno, sarebbe del tutto inconcepibile al nostro tempo un’esistenza senza vaccini. Grazie a loro è stato possibile sconfiggere, per esempio, il flagello del vaiolo che, prima di essere quasi del tutto eradicato, seminava ogni anno migliaia di vittime.

Il problema, quindi, prendendo anche in attenta considerazione il punto di vista dei contrari nonché le indagini che periodicamente vengono svolte sulla sorveglianza post vaccinale dalle quali emergono effettivamente segnalazioni di eventi avversi (l’Istituto Superiore di Sanità nel 2015 ne ha segnalate quasi 8.000 di cui un 10% con danni acclarati) non è la vaccinazione quanto, piuttosto, taluni programmi vaccinali che appaiono non adeguatamente supportati da preventive prove di sicurezza e efficacia e, al contempo, non strutturati per eludere i dubbi sulla loro validità.

Proprio quest’ultimo aspetto è uno degli elementi di forza della legge regionale delle Marche che nel rimarcare la valenza preventiva delle vaccinazioni è impegnata a promuovere, attraverso l’Asur, campagne informative rivolte alla cittadinanza attivando anche un numero verde.

Certo vi è consapevolezza che la concreta applicazione di una legge non di rado può divergere dalla finalità del legislatore ma l’auspicio e che non sia questo il caso. D’altra parte, l’unica conclusione possibile, anche tenendo ben presente l’incremento delle malattie infettive, è che, salvo comprovate motivazioni che ne giustificano l’esenzione, l’interesse individuale a non vaccinare i propri figli soccombe rispetto a quello pubblico alla cura e alla prevenzione.